La stagione venatoria dovrebbe iniziare la terza domenica del mese di settembre, come stabilisce la legge quadro n. 157/92. E invece no, molte Regioni autorizzano ogni anno giornate di apertura anticipata della caccia. Il perché lo spiega Annamaria Procacci, responsabile dell’Ufficio fauna selvatica dell’Enpa che, da parlamentare dei Verdi, lavorò proprio alla stesura di quella legge: “All’articolo 18 della legge è stata prevista anche l’apertura anticipata dell’attività venatoria, a precise condizioni, dunque non una prassi, come purtroppo è diventata nel corso del tempo, nonostante la crisi della biodiversità e nonostante l’impatto che lo stravolgimento del clima esercita sulla popolazione degli animali selvatici”.
La stagione venatoria parte in anticipo, oggi, in 16 regioni su venti. Una scelta già contestata dal mondo ambientalista, secondo cui questo anticipo di tre settimane rispetto alla data canonica dell’inizio della caccia non tiene conto delle esigenze della fauna, in particolare dei volatili, che in questo periodo sono ancora in fase riproduttiva o hanno piccoli che dipendono ancora dai loro genitori.
Contro la decisione prende posizione Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali. «Il rito della caccia è barbaro, crudele e anacronistico – spiega la deputata di Noi Moderati, che è anche presidente della Leidaa -. Costerà la vita a milioni e milioni di uccelli e di altri animali».
«Sarà l’inferno per 15 specie di uccelli dichiarate cacciabili in preapertura – sottolinea ancora Brambilla -, compresa la tortora selvatica in Sicilia, nonostante la richiesta di moratoria avanzata dall’Ue, e il colombaccio di cui anche l’Ispra ha rilevato il forte declino. Alcune Regioni, piegate dalle pressioni delle categorie interessate, hanno deciso di sacrificare il patrimonio faunistico di tutti per assecondare il divertimento e gli interessi di pochi».
Una scelta, evidenzia la presidente dell’Intergruppo, che fa a pugni anche con la normativa vigente: «Così facendo violano la direttiva uccelli, contrastano la Legge Brambilla che riconosce gli animali come esseri senzienti portatori di diritti e distruggono il lavoro di chi, a diverso titolo, difende la biodiversità, uno dei tesori del nostro Paese».




